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Gent.ma dott.ssa Patrizia Boldoni,
Aspettando l'occasione per ringraziarLa di persona per aver voluto assoggettare me e la mia famiglia ad una truffa (e a tutto ciò che ne è seguito..., compresa l'estorsione in corso...) la informo che a Nola il suo servo e collaboratore Rossi Ciro e il suo complice Arch. Carlo Severi sono già sotto processo nel procedimento 1309/09, per aver integrato nell'istanza, al Comune di Casalnuovo di Napoli, atti attestanti il falso nel condono 2780/95 prot. 10503.
Cioè delle persone sono sotto processo al posto Suo per aver depositato quegli atti che Lei aveva omesso di depositare il giorno 1.03.1995, e di integrare, il 7.12.1995 come invece le aveva chiesto il responsabile della pratica con la raccomandata A.R. prot. 53150 unitamente al versamento delle Oblazioni che Lei ha omesso per 5 fabbricati, lasciando i pagamenti incongrui.
Naturalmente io appena appreso della integrazione denunciai la falsità degli atti alla Procura di Nola e da li scaturì il processo.
Ho confermato anche con una testimonianza rilasciata alla Polizia Giudiziaria di Nola il 30.11.2009, che la responsabilità delle false attestazioni è Sua e che Rossi Ciro, diversamente da come appare aver dichiarato al PM dott. Raffaele nel procedimento 860/2007, è stato un semplice latore, anche se ha affermato di essere l'unico responsabile dell'intera vicenda.
Si è assunto cioè responsabilità non Sue, per salvare Lei (e tutto l'AMBARADAN che c'é dietro da responsabilità oggettivamente più gravi.
Ho già ringraziato il dott. Francesco Raffaele per quello che ha fatto (Anche se mi aspettavo di più (Cioè la Sua imputazione) e spero di riuscirci presto.
Saluti, Luigi Iovino.
PS - Non so se Lei si tiene informata, ma ci tengo ad informarla che nell'udienza del 16.02.2010 il dott. Verde, giudice monocratico del Tribunale di Nola che ha in cure il procedimento 1309/09, ha ammesso la costituzione di parte civile mia e di mia moglie nei confronti di Rossi CIro e Carlo Severi.
Nella vita ci insegnano che farsi coprire le proprie colpe dagli altri è sintomo di grande vigliaccheria..., perchè non confessa e la facciamo finita?
Saluti, Luigi Iovino
Patrizia Boldoni oggi... come si presenta ai giornalisti, intervistata da Adele Brunetti per Repubblica, 21 febbraio 2010 pagina 19 sezione: NAPOLI
(Con l'augurio che presto dei giudici imparziali la intervistino per quello che ha fatto, ha consentito si facesse, e si sta facendo ancora alla mia famiglia)
Articolo di ADELE BRUNETTI: Manager di passioni
TRA le curve che scendono ripide dalla collina del Vomero, fermandosi in bilico lungo un tratto nascosto che strappa a Napoli uno dei suoi panorami migliori, una casa piccola, fuorimano, affollata di preziose eccentricità, raccoglie le aspettative e le sicurezze di una donna che guarda alla vita con impeti nuovi.
Qui, Lady Ferlaino è un ricordo, una parentesi da accantonare con una smorfia delusa o, forse, disillusa. Al suo posto c' è Patrizia Boldoni, la madre iperprotettiva, la figlia dal complesso di Edipo ancora saldo, l' imprenditrice rigida che incoraggia le passioni quando non oltrepassano i confini dell' indipendenza raggiunta.
Dietro un cespuglio, un pugno di scale illuminate, una porta d' ingresso in vetro, un varco arricchito da tantissimi quadri, Solimena, Carracci, Bonito («scelti secondo il gusto personale e non attraverso una concreta logica antiquaria»).
E, finalmente, il salotto, scenario privilegiato per gli incontri informali di molti intellettuali della città. Con un tono colloquiale che tradisce diffidenza e un' allenata disinvoltura nell' accogliere ospiti, prova a smentire la vocazione mondana, «invito gli amici di sempre, conosciuti da ragazza, prima che fossero apprezzati pubblicamente...». Su quel tappeto che invade l' ambiente sfilano i nomi cari, protagonisti della giovinezza e del periodo successivo alla separazione con l' ex presidente del Napoli (2002).
Di un matrimonio difficile, sembra salvare la figlia Francesca, ricercatrice dell' Istituto di Fisica Sperimentale dell' università di Innsbruck, vanto e oggetto di adorazione: «Mi ha trascinato a pranzo con premi Nobel, è un mito. Ora mi ha regalato un nipotino, Michele. È straordinario. Un' esperienza incredibile».
Francesca è in ogni discorso e i volti della quotidianità, delle cene allestite sulla splendida terrazza, coprono i racconti di aneddoti. Le attribuiscono un debole per Biagio de Giovanni. «Impossibile negarlo, l' ho corteggiato per diverso tempo e con Silvana, la moglie, ci scherziamo su», ride. «Nel ' 75 scrissi una tesi di laurea in Filosofia su Marx ed Hegel e la stravolsi per un suo libro che mi colpì profondamente, lo lessi in Russia. Biagio coltiva una capacità di concentrazione assurda, quando discute di filosofia non vede altro. Lo incrociai nel suo studio e il figlio, piccolissimo, cadde da un sofà mentre conversavamo. Mi girai spaventata, lui non mosse un muscolo e continuò la frase».
Ha un conto in sospeso con Giuseppe Galasso. «Fu l' unico 30 della mia avventura universitaria. Mi tolse la lode perché pronunciavo male i termini in spagnolo. Seguito a rinfacciarglielo».
E un rapporto datato con Tino Santangelo: «Mi ha aiutato nei momenti critici senza chiedere nulla in cambio». Jeffrey Tate, invece, «mi ha insegnato il valore dell' opera, non sono un' autentica ammiratrice della musica classica: piuttosto mi piace il clima umano che genera, di attenzione». Ma ascolta Bob Marley. "Satisfy my soul" è il brano che aleggia nell' aria, creando un' insolita dissonanza con l' atmosfera sofisticata. «Il reggaeè una recente scoperta, come i romanzi gialli e di argomento scientifico» ammette con leggero imbarazzo. «Probabilmente, scovo le cose in ritardo...».
Abita da sola, un' amica d' infanzia al piano di sopra, un letto a una piazza e mezzo e accanto la camera della sua eroina, Francesca, reale riferimento affettivo, insieme al padre. Una dedizione smisurata. «Sono nata a via Martucci, nell' appartamento dei nonni. Ho avuto una madre giovane, mi ha partorito a 17 anni.
Lasciò la scuola e sposò mio padre, più grande, che le faceva ripetizioni di matematica. Lui cascò nella sua rete seduttiva, era bellissima, ma mi ha fatto crescere nella percezione di non essere voluta. Era un' adolescente.
Papà invece mi osannava, ne sono totalmente innamorata».
Acerbae tenace al liceo («la mia compagna di banco era oppressa dai pretendenti, io al contrario mi sentivo bruttina, mi chiamavano bacchettona e secchiona») e terrorizzata dai fallimenti: «Abbandonai Scienze Biologiche, dopo che il professore di Analisi mi mortificò davanti alla commissione: era convinto che fossi un genio per la puntualità alle lezioni, mi prese una botta di panico alla lavagna e feci una figuraccia. Fuggii a Filosofia, riscattai l' anno e feci tutti gli esami. Poi mi laureai anche in Scienze Politiche».
Nel viaggio a ritroso nel passato, gli uomini si notano per l' assenza, comparse dal ruolo apparentemente marginale. «Non sono passionale. Credo di avere amato una volta, a Positano, il mio luogo dell' anima, ma fu un fuoco di paglia...». E un marito controverso, sposato in preda alla fascinazione.
Una relazione crollata definitivamente nelle aule di tribunale per questioni finanziarie. «Preferisco non parlarne», ribadisce. Ma di quella fase rammenterà qualcosa? «Lo scudetto del 1987 mi emozionò, un' immensa felicità. E poi, Maradona. Una personalità selvatica ma dal cuore d' oro che non resse il peso di essere il numero uno.
Quando nacque Gianinna, andai a casa sua, a Posillipo. Il corridoio era bloccato dai materassi posati sul pavimento. Lì sostava un' intera comunità di italo-argentini, gratuitamente». Tifava Napoli? «Per carità, detesto il tifo. Consideravo la squadra un' azienda e ci ho investito troppo, perdendo il sonno e impegnando le energie. Risalgono a quegli anni l' abitudine di alzarsi all' alba e l' ansia che, per fortuna, oggi mi dà pace». Eppure da bimba giocava, ma non a calcio.
Costringeva il fratello Dario a costruire casette sotto i tavoli con le lenzuola. Un presagio, vista l' estesa carriera in ambito immobiliare. Edifica, compra, rivende, in Campania, a Parigi, addirittura in Iran. E alle ombre professionali, ai processi, come quello sulle ipotesi di irregolarità nei bilanci della società tenutaria di Palazzo d' Avalos, risponde, sollevando le spalle: «Sono tranquilla, soprattutto se le situazioni mi coinvolgono direttamente».
Possiede il fiuto per gli affari («sul lavoro sono gelida») e come ogni immobiliarista è in affitto. «Ho in corso un progetto di social housing a Caserta. E dirigo una fondazione per la difesa dei diritti degli immigrati». In politica c' è chi le strizza l' occhio. «Da ventenne ero iscritta al partito comunista.
Resto di sinistra ma ho rifiutato candidature.
Sono disponibile per gli amici e per iniziative serie e articolate, ma non per gli interessi altrui».
Per distrarsi o sfogare, oltre le remore, persino una strana ossessione. Per Napoleone. Tele, busti, miniature, carte da parati che conquistano l' arredamento e il prossimo settembre saranno al centro di un' esposizione a Castel dell' Ovo. «Alcuni sono regali. Giorgio Corbelli, la sera in cui assunse il 50 per cento del Napoli, mi afferrò la manoe disse "Questo è per te". Corrado impallidì, pensò a un diamante.
Era, invece, una statuina dell' imperatore francese». Una collezione rinforzata per l' Europa, in particolare ai piedi della Torre Eiffel, in un bistrot di Saint-Germain, «una settimana per persuadere il proprietario a vendermi l' esemplare», e a piazza della Bastiglia, «un medaglione su una bancarella acquistato barattando uno sciarpone di lana». Una fissazione dalla valenza simbolica. «Uno sbaglio che introdussi nella tesi, un rimando stonato al Bonaparte».
Ha riempito le stanze di un errore? «No, della donna che sono attualmente ed ero ieri. Del mio futuro».
ADELE BRUNETTI
Ecco, io credo che Lei abbia preso per affari anche il futuro della mia famiglia, altrimenti non posso spiegarmi tanta cattiveria..., per questo ci tengo a dirLe che siamo persone in carne ed ossa, con sentimenti che Lei sta oltraggiando da 17 anni, precisamente del 23 luglio 1993, quando, nascondendoci che gli immobili di via Strettola 22 ( Parco delle Ginestre ) stavano venendo edificati abusivamente...
Quel contratto, cara signora Boldoni, era il frutto di una truffa, e Lei lo sapeva...
Questo non si chiama fare affari..., e nessuna gelidità può consentire di truffare centinaia di famiglie..., questo si chiama agire criminale...
il nostro futuro (Mio e della mia famiglia) è in sospeso da quando alcuni suoi incaricati, e forse chi era sopra di Lei, decisero che dovevamo essere prevaricati, truffati, anche in giudizio, estorti...
Il nostro futuro dicevo...,
cara sig.ra Patrizia Boldoni, è sospeso dal momento in cui fu depositata la sentenza 309/04 firmata (e forse neanche scritta) dal giudice Mauro Criscuolo, con la quale Lei (o chi per Lei) ci privò di tutti i nostri averi e ci fece gettare in mezzo a una strada usando impropriamente una sentenza ottenuta con il dolo, la quale inoltre conteneva, (cosa se possibile più grave...) una richiesta di risarcimento di oltre 30.000 euro che da quel giorno - 13.01.2004 - stanno crescendo per effetto degli interessi legali...
Quei soldi, frutto di una estorsione ancora in corso..., se vuole può venire a prenderli di persona...
In attesa, distinti saluti
Luigi Iovino.
PS - PS -
Il suo avvocato, Roberto Morante, anche Lui complice fin dall'inizio di questa sporca storia, sta dichiarando ancora il falso nel procedimento ora in corso presso la Corte di Appello, n° 28/76/09..., non Vi siete ancora stancati...?
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